Oggi utilizzare il Cloud non è più un’opzione, ma un must-have. La migrazione dei sistemi informativi aziendali su infrastrutture Cloud porta numerosi benefici alle aziende, tra i quali l’ottimizzazione delle risorse e una significativa riduzione dei costi operativi. In questo scenario il trend più diffuso è quello di spostare i propri progetti in ambienti Cloud basati su Container. Nella maggior parte dei casi la scelta ricade su Kubernetes, lo strumento attualmente più popolare per la gestione e l’orchestrazione dei Container. Kubernetes è il sistema più utilizzato a livello globale, il più efficiente e scalabile tra quelli disponibili sul mercato dei Container. In questo post vi parleremo delle modalità di migrazione in Cloud e vi illustreremo tre best practice per spostare i vostri progetti su Kubernetes.

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Rehosting
Tra gli approcci disponibili per migrare le applicazioni in Cloud, il “rehosting” (anche chiamato “lift and shift“) è sicuramente il metodo più semplice. In pratica, si tratta di migrare l’applicazione nella sua interezza senza alterarne lo stato: “impacchettate” la vostra app e la trasferite nell’ambiente containerizzato così com’è, senza apportare modifiche o ottimizzazioni di alcun tipo. Il rehosting è il processo di migrazione più veloce e meno impegnativo in termini di costi e risorse. Detto questo, non effettuando alcuna modifica al codice dell’applicazione e lasciandola al suo stato “originale”, sarà più difficile beneficiare della flessibilità e di altri vantaggi che caratterizzano gli ambienti Cloud nativi.

Replatforming
La seconda tecnica, detta replatforming oppure “lift, tinker and shift“, implica delle lievi modifiche all’applicazione prima della sua migrazione in Cloud. Il replatforming ha l’obiettivo di ottimizzare le applicazioni attraverso piccoli update in modo che possano beneficiare maggiormente dei vantaggi offerti dalle infrastrutture e dai Container Cloud, senza toccare però il “cuore” dell’applicazione. Il replatforming è il processo intermedio tra le tre tecniche di migrazione Cloud. E’ più impegnativo e lungo rispetto al semplice rehosting, ma consente di sfruttare meglio le potenzialità degli ambienti Cloud-native e soprattutto non richiede l’impegno nè le risorse necessarie per effettuare il refactoring.

Refactoring
Eccoci infine alla tecnica del refactoring, la più complessa e dispendiosa a livello di tempi e processi, ma anche la più vantaggiosa per altri versi. Il refactoring implica un processo avanzato di “re-architecting” e anche di “recoding” dell’applicazione, ossia l’apporto di modifiche significative nel codice dell’app. Lo scopo di questa tecnica di migrazione è quello di adattare ed ottimizzare il più possibile l’applicazione alla nuova infrastruttura e poter usufruire in modo completo dei vantaggi e delle funzionalità offerti dagli ambienti Cloud nativi.

Quale processo di migrazione scegliere per la tua azienda? Non c’è una soluzione migliore in assoluto. La scelta della tecnica più adatta dipende dalle esigenze dei singoli business (tempistiche, risorse disponibili, personale dedicato) e dalle caratteristiche dell’infrastruttura pre-esistente.

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